Anfiteatro di Pompei: gli affreschi perduti

Anfiteatro di Pompei – esterno

Quando si visita Pompei, raramente si parla degli affreschi perduti dell’Anfiteatro di Pompei, uno degli aspetti meno conosciuti ma più affascinanti del sito archeologico.

Questa è una delle storie che raccontano quanto Pompei non sia solo ciò che vediamo oggi, ma anche ciò che il tempo ha cancellato.

Guarda il racconto nel video qui sotto

Nel video viene raccontata la storia degli affreschi perduti dell’Anfiteatro di Pompei, oggi ricostruibili solo grazie alla documentazione ottocentesca.

 

L’Anfiteatro di Pompei: uno dei più antichi del mondo romano

Ricostruzione digitale dell’Anfiteatro di Pompei con affreschi perduti – MANN

L’Anfiteatro di Pompei è considerato il più antico anfiteatro in muratura conosciuto del mondo romano. Fu costruito nel 70 a.C., poco dopo la fondazione della colonia, per iniziativa dei magistrati Caius Quinctius Valgus e Marcus Porcius, gli stessi che promossero anche la costruzione dell’Odeion.

L’edificio poteva accogliere fino a 20.000 spettatori, non solo provenienti da Pompei ma anche dalle città vicine, a conferma dell’importanza regionale di questo luogo di spettacolo. Proprio per facilitare l’afflusso di un numero così elevato di persone, l’anfiteatro fu realizzato in una zona periferica della città, lontana dal centro abitato.

L’accesso alle gradinate era studiato in modo funzionale: scalinate esterne a doppia rampa conducevano ai settori superiori, mentre un corridoio in discesa permetteva di raggiungere le gradinate inferiori. L’arena era separata dallo spazio riservato agli spettatori da un parapetto affrescato, decorato con pitture di soggetto gladiatorio. Proprio su questo parapetto sono ancora leggibili le iscrizioni con i nomi dei magistrati che finanziarono la costruzione delle gradinate.

L’anfiteatro fu anche teatro di uno degli episodi più violenti della storia di Pompei. Nel 59 d.C., il tifo degli spettatori degenerò in una sanguinosa rissa tra Pompeiani e Nucerini. In seguito a questi disordini, il Senato di Roma decretò la chiusura dell’arena per dieci anni. Il provvedimento, tuttavia, fu revocato nel 62 d.C., dopo il devastante terremoto che colpì la città.

 

Gli affreschi perduti dell’Anfiteatro di Pompei

Disegni degli affreschi perduti dell’Anfiteatro di Pompei – Francesco Morelli. Immagine tratta da “Pompei. Pitture e mosaici” – Treccani.

Tra i disegnatori incaricati di documentare le pitture che venivano progressivamente scoperte a Pompei vi era Francesco Morelli, attivo nei primi decenni dell’Ottocento. I suoi disegni a colori avevano una funzione scientifica precisa: dovevano servire ai membri dell’Accademia Ercolanese, con sede nel Palazzo Reale di Portici, per descrivere i soggetti destinati ai volumi delle Antichità di Ercolano Esposte, pubblicati dalla Stamperia Reale.

Gli affreschi perduti dell’Anfiteatro di Pompei costituivano uno dei più vasti cicli pittorici mai realizzati in un edificio pubblico della città, testimoniando l’importanza scenografica e simbolica che questo spazio aveva nella vita collettiva di Pompei.

Tra il 12 febbraio e il 6 aprile del 1815 furono portate alla luce le pitture dell’Anfiteatro di Pompei. In quell’occasione Morelli ne realizzò dieci tavole su carta, che costituiscono oggi una documentazione fondamentale. Le tavole documentano l’intero apparato decorativo pittorico della balaustra dell’anfiteatro, caratterizzato da scene gladiatorie, raffigurazioni di natura morta ed elementi architettonici, offrendo così la possibilità di una ricostruzione visiva di eccezionale valore.

Il parapetto, che separava l’arena dallo spazio riservato agli spettatori, era infatti interamente affrescato. La decorazione si sviluppava per circa 160 metri di lunghezza e 2,18 metri di altezza, per una superficie complessiva di oltre 345 metri quadrati. Si trattava di un apparato decorativo concepito per essere chiaramente visibile da tutti i settori delle gradinate, con una funzione scenografica strettamente legata allo svolgimento degli spettacoli.

Nel febbraio del 1816, alcune gelate provocarono il distacco e il crollo delle pitture, determinandone la perdita quasi totale. Gli affreschi dell’Anfiteatro di Pompei scomparvero così a breve distanza dalla loro scoperta.

Oggi, la conoscenza degli affreschi dell’Anfiteatro di Pompei, oggi scomparsi, è possibile solo grazie alla documentazione ottocentesca, in particolare ai disegni realizzati da Francesco Morelli, oggi conservati presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli (MANN), che rappresentano l’unica testimonianza visiva di questo straordinario ciclo pittorico.

Scopri Pompei con un’Esperienza Autentica

Anfiteatro di Pompei – interno

Se desideri visitare Pompei andando oltre i percorsi più noti, attraverso storie meno conosciute, approfondimenti storici accurati e un racconto attento al contesto archeologico, puoi scoprire le esperienze proposte da See Over Pompeii. Le nostre visite sono pensate per chi vuole comprendere davvero la città antica, con tour privati a Pompei, esperienze su misura costruite sulle esigenze del visitatore e tour accessibili, progettati per rendere il sito archeologico fruibile a tutti.

Pompei non è solo ciò che l’eruzione del 79 d.C. ha conservato. È anche ciò che il tempo, la storia e gli scavi hanno fatto scomparire. E spesso, le storie più affascinanti sono proprio quelle che non possiamo più vedere.

 

Se questo articolo ti è piaciuto e desideri vivere in prima persona questo tipo di esperienza, puoi contattarci. Grazie alle nostre guide avrai l’opportunità di fare un tuffo nella storia di Pompei, attraverso racconti documentati, percorsi accurati e una lettura consapevole del sito archeologico.

 

Scopri il tour qui: clicca Pompei
 
Seguimi anche sui miei profili:
Instagram @seeoverpompeii 
Tiktok @seeoverpompeii 

Condividi questo post